Eccellenze e piccoli grandi talenti incapaci, nella gran parte dei casi, di fare squadra e di remare tutti verso la stessa meta. È così che rischiano di restare fuori dalla grande partita dell’Innovazione che si gioca in Europa. Eppure, basterebbe poco
Nel 2020 quattro aziende su dieci hanno investito in innovazione. Formazione del personale, Ict, Ricerca e Sviluppo, nuovi prodotti sono stati i settori più gettonati. In particolare, il 13,7% ha investito in nuove linee di produzione o nella loro sostituzione; il 13,3% nella formazione del personale, il 12% nella strumentazione informatica e delle telecomunicazioni mentre il 7,8% delle imprese ha destinato risorse alla ricerca e allo sviluppo, il 7,1% ai mezzi di trasporto e il 5,8% all’acquisto di nuovi immobili o al loro ampliamento.
I dati sono il risultato di uno studio condotto da Unioncamere e dall’Agenzia per la Coesione territoriale.
Sono molte, dunque, le imprese che si dedicano all’innovazione. E possiamo aggiungere un altro dato. Nel lancio di nuovi brand, troviamo in prima linea più piccole imprese rispetto a grandi corporation che, invece, affidandosi a ricerche di mercato, preferiscono stare a guardare per lanciarsi in una nuova categoria quando ormai questa è stata già occupata.
Il punto, però, è che le piccole imprese spesso non conoscono gli importanti strumenti che pure mette loro a disposizione la Commissione Europea. E, se ne sono a conoscenza, non hanno spesso le necessarie competenze né internamente né tra i consulenti con i quali sono in contatto. Così, oltre 95 miliardi di euro stanziati per il programma Horizon Europe per il periodo 2021-2027, soltanto per fare un esempio, rischiano di non varcare il nostro confine per potenziare, invece, altri paesi europei. E, questo, nonostante si faccia un gran parlare di Green Deal o Mission Cancer.
Bandi europei? La confusione regna sovrana
In troppi casi, ci si continua a rivolgere al consulente più prossimo che, in perfetto stile italiano, fa di tutto un po’, miscelando bandi regionali, finanza agevolata, realizzazioni di siti web, social media manager e chi più ne ha, più ne metta.
Il tutto a discapito della specializzazione – ormai sempre più indispensabile per essere ammessi a una call europea – con conseguente danno enorme che queste realtà causano alle aziende come la tua perché, oggi più di ieri, per poter tagliare il traguardo hai bisogno di esaltare le tue potenzialità, accrescere il tuo tasso di innovazione, far emergere le tue competenze. E tutto questo, come potrai facilmente capire, mal si concilia con la necessità del tuo commercialista di arrotondare le sue entrate: buon per lui ma … non per te che hai un disperato bisogno di persone molto qualificate per mettere mano al tuo progetto e farlo decollare verso il successo.
È per questo che abbiamo elaborato un Metodo, Metodo Atelier, il primo a essere tagliato su misura delle micro e piccole imprese italiane valorizzando il loro patrimonio di innovazione e ricerca. Il primo a lavorare su quella parte della progettazione comunitaria che parte dalle tue specifiche caratteristiche per poi proporre il tuo progetto alla Commissione nelle call aperte tutto l’anno senza affannate rincorse per non perdere la scadenza del bando e senza costringere il tuo progetto dentro rigide richieste che magari hanno poco a che fare con la tua proposta.
Per poter fare questo, per poter lavorare in questo modo è indispensabile seguire il nostro Metodo, risultato di anni di esperienza, di errori, correzioni, di formazione e aggiornamento continui, di personale d’eccellenza in grado di comprendere alla perfezione il tuo business e la tua proposta come pure di capire se e in quale misura possono essere entrambi funzionali alle linee guida e alle priorità della Commissione.
Se anche tu sei interessato al nostro Metodo e vuoi approfondirlo per verificare che sia compatibile con i tuoi progetti, chiedici subito la nostra Guida gratuita dove potrai facilmente risposta alle tue principali domande.
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