Perché rivolgerti a una seria società di progettazione ti produrrà un profittevole ritorno sull’investimento

Un laboratorio sperimentale in procinto di essere avviato entro la fine dell’anno nella californiana Silicon Valley per sviluppare le competenze negli ambiti software, intelligenza artificiale e data science. È l’ultima iniziativa targata Brembo, leader nella produzione dei sistemi frenanti, che in questo modo accelera nella propria strategia mettendo al centro la digitalizzazione aziendale proprio mentre dall’Europa, con il Pnrr, il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, è in arrivo la prima parte dello stanziamento destinato all’Italia per mettere mano anche alla digitalizzazione e all’innovazione tecnologica.

Quei fondi in atterraggio sul nostro Paese saranno ben spesi? Personalmente ho molti dubbi, viste le esperienze passate e visto il modo in cui generalmente sono gestite le risorse pubbliche senza un percorso preciso lungo il quale procedere, senza un piano rigoroso, senza controlli puntuali, con molti controllori in generale più attenti ai propri compensi che alle funzioni da svolgere.

Tre parole che parlano di futuro

Quel che però a te dovrebbe interessare è racchiuso tutto in quelle tre parole sulle quali si concentra la Brembo: software, intelligenza artificiale, data science. Il motivo è semplice: è in quelle tre parole che è racchiusa una parte importante del nostro futuro. E non saperlo declinare, non avere le competenze per padroneggiare questi settori, rischia seriamente di sbatterti fuori dal mondo produttivo. Non che tu ne debba diventare esperto. Semplicemente, non puoi non farci i conti. Non puoi ignorare che l’Europa su questi settori concentra gran parte dell’attenzione … e delle sue risorse.

Non solo PNRR

E non mi riferisco soltanto al Pnrr. Penso, per esempio, a programmi europei che incentivano da tempo progetti e idee che mirino a sviluppare saperi e competenze in questi ambiti. E, purtroppo, nonostante i talenti che abbiamo, fatichiamo a portare le nostre intuizioni fuori dalle nostre quattro mura (e al di fuori della nostra azienda). I motivi sono tanti. Ma sai qual è la domanda che più di ogni altra frulla nella testa del ricercatore o dell’imprenditore davanti all’idea di partecipare a un bando europeo? È questa: “Eh, è un bando. Io pago il progettista e poi cosa succede se il progetto non è tra i vincitori? Perdo tutti i soldi spesi?”.

Dì la verità: anche tu, almeno una volta, hai pensato una cosa del genere. Anche nella tua mente si è insinuata una domanda di questo tipo. Lo capisco, è normale, anche se per un imprenditore dovrebbe essere chiara la differenza tra costo e investimento. E partecipare a un bando europeo è, senza alcun dubbio, una voce ascrivibile alla parte “investimenti”. Da portare avanti con oculatezza ma senza panico.

Però, indubbiamente, quel tarlo continua a scavare nei tuoi pensieri. E, allora, vedo di darti una mano per provare a  trovare una risposta.

Probabilmente, se tu avessi davanti una percentuale di successo dei progetti presentati in Europa, avresti qualche elemento in più per essere convinto della tua scelta. Se tu sapessi, per esempio, che la società o lo studio di professionisti a cui ti rivolgi vanta percentuali di successo del 70-80%, beh, credo che un pensierino potresti farlo e affideresti l’incarico a quella società con maggiore tranquillità. Perché si tratterebbe di puntare una fiche non al buio ma su quell’80% di vittoria dove ti potresti augurare di far finire la tua proposta.

Però, anche così potresti avere un ragionevole dubbio: quella percentuale di successo avuto con un progetto sull’impatto ambientale, per esempio, si potrà avere anche con il tuo progetto che riguarda, sempre per fare un esempio, le biotecnologie? Non sarà che quella percentuale di successo, la società tal dei tali l’ha ottenuta perché la sua esperienza è solida in quel campo ma che, messa alla prova in un altro settore, non registri la stessa percentuale di vittoria? La certezza assoluta, insomma, non l’avrai facilmente. Quello che potrai avere, però, quello che posso provare a darti è un metro, uno strumento che ti permetta di misurare il grado di successo che ti potrai aspettare dalle tue proposte.

Come fare per avere questo metro e avere un margine maggiore di successo?

  • Passo numero uno, verificare le competenze del progettista. Lo so, lo ripeto spesso. E a te potrà persino sembrare banale. Ma non lo è e non sarà mai ripetuto abbastanza. Forse non lo sai ma il 97% dei progetti italiani bocciati in Horizon 2020 non è stato nemmeno valutato nel merito perché privo dei requisiti minimi di candidabilità. Detto diversamente: è stato presentato in modo talmente superficiale e sciatto che i commissari hanno rispedito al mittente la proposta senza verificare l’argomento trattato. Se non vuoi che anche la tua proposta faccia questa fine andando a ingrossare le fila dei progetti che finiscono al macero insieme con i tuoi soldi, evita di rivolgerti al ragioniere sotto casa o al commercialista che già fa fatica di suo a stare dietro al tuo bilancio, figurarsi se può rimanere aggiornato sulle politiche europee e gestire progetti dai requisiti sempre più complessi come quelli richiesti oggi dalla Commissione. Ma togliti di mente l’idea di metterci tu direttamente le mani: anche se fai il giornalista (“Ma che ci vuole, io che scrivo articoli tutti i giorni, sai cosa ci metto a scrivere il mio progetto?”), l’architetto o l’ingegnere (“Dai, con tanti progetti che curo, ora non sarò capace di lavorare al mio?”), fidati: scrivere un progetto da presentare a una call europea, è decisamente tutto un altro sport.
  • Passo numero due, verifica del livello di innovazione, soprattutto se guardi a programmi come Accelerator (la nuova versione del vecchio programma Sme’s Instrument in Horizon 2020). Come si fa? C’è un metodo ed è quello utilizzato dalla Commissione quando valuta un progetto e decide se aggiudicare il bando. È un metodo preciso, diciamo una scala con un punteggio: oltre una determinata soglia scatta il semaforo verde, sotto quella soglia … si prega di ritentare la prossima volta… Noi, in Atelier dei Progetti, abbiamo un Metodo che fin dalla fase di pre-valutazione, ti evita pericolose illusioni, perdite di tempo e ulteriori esborsi di denaro. Oltretutto, i nostri staff, se ci sono le condizioni, ti consigliano il modo migliore per superare eventuali criticità riscontrate.

Come puoi capire, però, non puoi fare a meno di un professionista. Anzi. Se la tua azienda investe in Ricerca & Innovazione, meglio sarebbe rivolgersi a una società con team di professionisti in grado di offrirti competenze diverse.

Se sei interessato ad approfondire, puoi richiedere qui la tua Guida gratuita: scoprirai come lavoriamo, in cosa si distingue il nostro Metodo e quali sono gli errori che devi assolutamente evitare per un progetto che riduca al minimo le possibilità di fallimento. Vai qui: compila il Modulo e riceverai subito la tua Guida gratuita.

Rispondi

Scopri di più da Atelier dei Progetti

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere